“Portami con te nel tuo volo notturno, portami con te tra gli anelli di Saturno”

Fin da bambino sono stato sempre affascinato dai buchi neri. Impaurito. Ma sempre incantato. Li chiamavo “gli spazzini dello spazio”, o “lo scarico stellare”, perché me li immaginavo come enormi discariche che portavano via tutto ciò che allo spazio non serviva più.

Un po’ troppo concentrato sui “rifiuti”, direte voi…Forse. Ma mi chiedevo anche dove finissero tutte quell’insieme di molecole e atomi che non servivano più allo spazio.

Salti nello spazio, salti nel tempo.

In questi giorni, grazie ai volti che bussano ogni settimana alla mia porta, ho ripensato alle dimensioni parallele, a quei “rifiuti” e ai buchi neri. Alle strade che si possono percorrere insieme in viaggio verso “l’orizzonte degli eventi”.

Ecco un’altra cosa del linguaggio dei buchi neri che mi ha sempre rapito, con la sua magia e il suo alone di ineludibilità e reverenziale timore.

L’orizzonte degli eventi.

Quel punto in cui mi immagino che “tutto” si riveli, quel punto in cui cadono tutti i veli e l’esistenza si mostra con sorprendente nitidezza. Non è Dio, o forse per qualcuno sì, ma prima ancora è il senso della nostra vita, qui e ora.

“Resterò in silenzio, per non farmi sentire. Ma portami con te, perché io possa capire”

Quel senso che posso solo immaginare di sfiorare, immaginando di avvicinarmi all’orizzonte degli eventi, quando esso è la realtà del trauma.

“Io ti seguirò nell’abisso più profondo, e piangeremo insieme lacrime di luna”

Scendere insieme sull’orlo dell’orizzonte degli eventi, dopo un viaggio lunghissimo di avvicinamento, che ha bisogno di molto rifornimento e, a volte, di passare in ibernazione qualche anno luce.

Non si decide di scendere. Ad un certo punto non puoi che essere catturato e risucchiato dall’orizzonte degli eventi. La sua forza è talmente imponente che ti cattura e ti sovrasta, come l’onda con la sabbia.

Bisogna correre il rischio. Accettare il rischio di diventare atomo o molecola, dispersa chissà dove…fai il balzo…

…e scopri che non eri nello spazio, ma in uno spazio, che non eri nel tempo, ma solo in un tempo.

Che stare sull’orizzonte degli eventi è stare tra gli spazi in uno spazio senza spazio. Roba da matti. Ma da una parte e dall’altra si dischiudono dimensioni e galassie, tempi e pianeti.

buchi neri

“Userò la fantasia per andare oltre la vista. Come un equilibrista, ogni passo calibrato, senza fretta”

Da una parte uno spazio crede ci sia solo MAI, l’assenza di ogni legittimazione.

Dall’altra uno spazio che crede ci sia solo SEMPRE, un’eterna punizione.

Ma noi ora stiamo fieri sull’orizzonte degli eventi, tra gli spazi. Così da poterli guardare entrambi e intimamente percepire, intimamente sentire, intimamente rappresentare che non esiste MAI e non esiste SEMPRE.

Se la tua anima, la tua anima di neve si lascerà accarezzare, il tuo ritorno ti sarà più lieve. E da lì riprendere il volo, il tuo, il mio, il nostro viaggio verso la dignità.

(Le citazioni sono tratte dalla canzone Anima di neve di Fiorella Mannoia)

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