Identità sessuale e genere

Cos’è l’identità sessuale? Che rapporto ha con la questione sul “genere”? In questo articolo provo a tracciare alcuni fili del discorso.

Interrogarsi sul “genere”

Luca (nome di fantasia), persona che ho seguito in consulenza e sostegno psicologico (*), dopo qualche mese dalla fine del nostro rapporto professionale mi ha scritto una lunga ed elaborata lettera su di sé, su di noi, sul percorso di ricerca della sua identità sessuale. In un passaggio, affronta i suoi interrogativi in merito al “genere”:

“Se da una parte non ho mai incontrato chi cercasse di “spiegarmi il genere”, dall’altra nessuno che mi dicesse quale fosse il mio posto tra i generi…o…forse sì…?! Negli occhi degli altri che guardavano dove andassi o verso chi ed in che modo, nelle parole usate dai docenti, nel modo di parlare delle persone, in ciò che trovavo e non trovavo scritto nei libri, o ancora quello che era scarabocchiato sui muri della scuola. Senza dimenticarci poi del catechismo e delle indaffarate perpetue. Nelle vetrine dei negozi, nei simboli dei bagni, nelle domande di tutti circa il fatto di trovare una fidanzata, nelle scelte dei colori ammissibili per le t-shirt, nel responso dello specchio posto di fronte ad un corpo nudo adolescente, nelle ore scolastiche di ginnastica in cui si DEVE giocare a calcio, al massimo a basket. E, di fronte al mio “gran rifiuto”, ascoltare precise parole dagli altri maschi del branco: “Allora non sei un vero maschio”. Al che capisco oggi che si formò una singolare associazione, nella mia mente, tra l’essere veri uomini, trovare la fidanzata e non indossare mai il colore viola.”

Forse in tutto questo c’è il discorso sul “genere”. Tutto questo “è” il genere, o meglio ancora: tutto questo “fa” il genere, in qualche modo lo produce, continuamente e ripetutamente. Tutte cose per molto tempo date per scontate, “giuste”, “normali”, “naturali”. Ma è proprio così?

L’identità sessuale

Tutti noi, nel tempo, sviluppiamo e strutturiamo un’identità. Possiamo definire l’identità come l’insieme di tutte le nostre esperienze ed il modo in cui ci conosciamo, ri-conosciamo e relazioniamo con gli altri. L’identità personale si forma nel corso del tempo, presenta alcuni aspetti costanti e altri più fluidi e mutevoli. Tutte quelle “parti” dell’identità relative alla sessualità sono definibili “identità sessuale”.

L’identità sessuale è il frutto dell’interazione di molti piani diversi e riflette il complesso rapporto tra corpo, mente e cultura, tra meccanismi individuali e sociali, relazionali, interni ed esterni alla persona. A seconda del punto da cui guardiamo (e da cui può esserci più utile guardare per le nostre “osservazioni”), è possibile dare più risalto al dato bio-corporale piuttosto che a quello socio-culturale, ma senza mai dimenticare che l’essere umano è tanto “mente incorpata”, quanto “corpo pensato”, “corpo pensante” e “mente incorpante”. Lo studio dell’identità sessuale ci permette di differenziare le dimensioni fondamentali che la costituiscono, dimensioni che – si badi bene – non sono solo etichette posticce, quanto processi interdipendenti e complessi, che si avvìano alla nascita e che proseguono per tutta la vita di ogni singola persona.

Possiamo dire che i quattro processi principali dell’identità sessuale rispondono a quattro domande specifiche:

  1. Qual è la biologia del mio corpo sessuato? Questo è il livello del sesso biologico, che oltre a poter essere considerato un “fatto biologico”, è un processo che chiama in causa tutte le possibili variabilità nel DNA, nei cromosomi, nei livelli ormonali, nei genitali e nelle caratteristiche sessuali secondarie. A questo livello possiamo parlare di sesso maschile, sesso femminile e delle intersessualità, ovvero di tutte quelle condizioni “atipiche” che non rientrano chiaramente dentro uno degli estremi denominati “maschio” e “femmina”.
  2. In quale genere io mi identifico? Questo è il livello dell’identità di genere, che dice del rapporto con noi stessi e che racconta di tutte quelle identificazioni precoci della persona con i generi (io mi identifico in una persona “uomo cisgender”, in una persona “donna”, in una persona “transgender”?). Il discorso sull’identità di genere, quindi, mostra come “maschile” e “femminile”, “uomo” e “donna” siano da porsi come estremi di uno spettro, detto varianza di genere, con molte sfumature possibili e in cui la dimensione del corpo non viene negata, quanto resa molto più complessa e articolata.
  3. Che cosa penso di dover fare, o cosa voglio fare, e che cosa ci si aspetta da me, in quanto appartenente ad un genere piuttosto che ad un altro? Questa domanda è sul ruolo di genere. I ruoli di genere sono l’insieme delle norme e delle aspettative, sociali ed interiorizzate dalle persone, riguardo ai generi, a partire da ciò che ogni società e cultura considera maschile, femminile, o con altre declinazioni possibili e con quali e quanti gradi di variabilità ammissibili. Ciò riguarda anche le forme dell’espressione del genere (ad esempio nella scelta dell’abbigliamento). Il ruolo di genere è l’unico processo “variabile” in relazione ai contesti, alla culture e ai periodi storici.
  4. Infine, chi sono le persone verso cui direziono la mia vita relazionale, la mia “spinta sociale”, da un punto di vista emotivo, affettivo e sessuale? Con questo quesito ci interroghiamo sull’orientamento affettivo, romantico e sessuale, ossia il bagaglio relazionale dell’individuo, che affonda le radici nella sua predisposizione strutturale alla relazione. Riguarda la domanda su chi è l’Altro, non su chi sono Io.

C’è anche un quinto processo, molto importante, che si conosce ancora poco. Dalle notizie sui media, ma anche nel nostro parlare quotidiano, possiamo notare come si sia affermato l’uso di parole come “omosessuale”, “gay”, “lesbica”, “ex-gay”. Ma di cosa stiamo parlando quando usiamo un termine piuttosto che l’altro? Di orientamento sessuale? Di categorie umane o identitarie (“gli omosessuali”)? Di gruppi di lotta politica? Quindi di modi personali e sociali di definire, auto-definire, proporre, esporre o nascondere il proprio orientamento e/o la propria identità sessuale complessiva di modo da nominarla al mondo. Questo processo è stato definito identità di orientamento sessuale.

Il problema del “genere” e dell’Ordine Unico Naturale

Il genere, non riguardando le caratteristiche biologiche e psichiche dell’identità sessuale (ma intersecandosi con esse), è quel processo culturale che differenzia i generi e che produce le differenze. Il genere costruisce aspettative e norme sulla sessualità, che investono tutti i contesti di vita, da quello famigliare, a quello scolastico, a quello ricreativo; da quello educativo e scientifico, a quello professionale (Perchè le donne guadagnano meno degli uomini? Perché le persone transgender e gender variant vivono uno specifico problema di inserimento lavorativo?). Ciò che è importante sottolineare è che gli studi sul genere e gli studi sull’identità sessuale possono aiutarci a comprendere i modi ed il senso squisitamente personale che ha l’interiorizzazione, l’intepretazione e l’adesione alle norme di genere.

Gli studi sul genere hanno mostrato come le concezioni più datate e rigide della sessualità per molto tempo hanno confuso diversi piani, che sì dialogano tra loro, ma che hanno una autonomia propria. La confusione tra identità di genere ed orientamento sessuale è molto grave e si realizza quando si ritiene che la “corretta” identità di genere implichi di per sé un orientamento eterosessuale. 

Ciò significa appiattire il discorso a ciò che ci si aspetta debba essere/ debba fare un uomo o una donna, dai ruoli di genere più “esteriori” ai più profondi processi “interiori” di identificazione psichica. Quindi, secondo tale concezione, solo chi è eterosessuale è davvero maschio o femmina e ha davvero un’identità maschile o femminile. Qualunque cosa questo voglia dire.

Tuttavia, quotidianamente, a partire da noi stessi e dai nostri contesti di vita, ci rendiamo conto che ciò che fa di me una persona non è solo il contesto esterno, così come non è solo la biologia del mio corpo, né solo il “pensiero” che ho di me e su di me, né solo gli “eventi” del mio percorso di sviluppo.

Detto questo, come è possibile, quindi, evitare di perpetuare la confusione tra i livelli, nonché permettere non solo la valorizzazione delle differenze, ma anche quella delle somiglianze, dei punti di contatto? Forse affrontando criticamente la questione dell’esistenza di un Ordine Unico Naturale.

L’idea di un Ordine Unico Naturale sta proprio nell’affermazione dell’esistenza di un’articolazione unica e definitiva dei diversi piani dell’esistenza e dell’identità sessuale, tutta centrata, fondata e basata solo sulla biologia del corpo, che determina, quindi, un destino binario immutabile ed uguale per tutti, particolarmente in senso procreativo. Secondo tale assunto tutto lo sviluppo, in particolare quello psicosessuale e psicoaffettivo, riposa sulla differenza sessuale, come se questa implicasse l’esistenza di una essenza maschile e femminile e come se solo la differenza dei sessi contenga in sé e dica tutto dell’identità sessuale di una persona.

Secondo questa visione rigida dell’identità i diversi livelli dell’identità sessuale sono saldati insieme secondo uno ed un solo ordine possibile, eterno e sacro. L’idea dell’Ordine Unico Naturale è quella per cui, dato un input, si prevede uno ed un solo output. O con un’altra immagine: se il “tema musicale” è l’identità sessuale, l’Ordine Unico non concepisce “variazioni sul tema”, ossia non concepisce le possibili eccezioni come “possibilmente funzionanti” e le deve annullare, eliminare, circoscrivere all’ambito della patologia, della devianza, del crimine, del peccatum contra naturam.

Ordine Unico e “differenze”

Non penso di parlare di questioni astratte – sto parlando di persone – ma per chiarire ancora meglio la centralità del tema dell’Ordine Unico Naturale, proviamo a spostare per poco il focus del ragionamento, invitandovi a pensare alla condizione di disabilità.

In ragione della norma dell’Ordine Unico Naturale, nella Storia le persone disabili sono state considerate “mostri della natura”, “subumani”, peccatori, malati, selvaggi, persone inevitabilmente costrette ad abitare le fasce più basse della popolazione, criminali, i cosiddetti “fragili” ed “infelici”, mai con la possibilità di avere non solo pari opportunità, ma proprio pari dignità umana. Ricordiamoci anche che la dottrina dell’Ordine Unico Naturale, variamente declinata a seconda dei casi e delle epoche storiche, è quella che ha spedito disabili e omosessuali, donne, ebrei e altri “dissidenti della natura” a bruciare nei forni di Auschwitz.

Nel 2016 le Nazioni Unite hanno premiato l’Italia per le pratiche di inclusione (clicca qui). Ricordiamo che sono passati decenni di ricerche e di studi sull’integrazione scolastica: ciononostante, di fronte alle complesse sfide dell’inclusione, qualcuno oggi avanza ancora l’idea del ritorno alle scuole ed alle istituzioni “speciali”, nel senso di “differenziali”. La presenza, insieme a scuola, di giovani studenti/esse/* disabili, con DSA, con bisogni educativi variabili, eterosessuali, omosessuali, bisessuali, intersessuali, transgender e gender variant, alunni stranieri e di varie confessioni religiose, ci invitano a parlare di orizzonti inclusivi anche nell’insegnamento, ovvero puntando sull’evidenza che la funzione docente e la didattica non possono eludere la necessità di modificarsi e arricchirsi per accogliere tutt*, ciascuno secondo le proprie caratteristiche, condizioni e modi di apprendimento, per insegnare a tutt* e a tutt* permettere di apprendere non solo contenuti, ma un modo di fare scuola, un modo di stare insieme, di partecipare ai contesti e di imparare la libertà del vivere, come ci insegna Morin.

Siamo tutti eterogenei

Oggi si chiede alla scuola di affrontare la critica all’Ordine Unico Naturale, di ammettere anzitutto l’esistenza al suo interno di “persone”, ancor prima delle categorie e delle definizioni possibili. La vera ed autentica condizione naturale delle persone e delle società è l’eterogeneità, che può usare molti modi per definirsi e per nominarsi, alcuni dei quali sono noti, altri forse non lo sono ancora. Lo sviluppo e l’esplorazione dell’identità sessuale nella vita, infatti, sono processi che riguardano ciascuno di noi. La scoperta del proprio modo di essere, della propria struttura di desiderio e relazione, chi e come amare, il proprio modo di “fare” il genere, tutto ciò richiede un percorso di maturazione affettiva e del pensiero, caratterizzato da quesiti, esplorazioni possibili e attese.

Grazie allo sviluppo individuale, intessuto nel rapporto reciproco con i modelli culturali disponibili e dentro contesti inclusivi e rispettosi si possono acquisire le capacità di entrare in una relazione di scambio e di reciprocità, anche sessuale, con altre persone. Pur trattandosi di uno sviluppo fisiologico, il percorso non è scontato fin dall’inizio, ma è frutto di una continua interazione con l’ambiente, che può agire in senso facilitante o, al contrario, nella direzione di inibire le possibilità. Da qui il bisogno di contesti inclusivi, che donino senso e possibilità di costruire significati condivisi. Come i vari contesti di vita intendono ed intenderanno considerare le norme sui generi, sulle identità e sugli orientamenti sessuali?

Bullismo ed Educazione

Come continuerà ad essere usato il concetto di “eccezione”? L’eccezione è usata e trattata per confermare la norma rigida ed invalicabile, o possiamo provare a vederla come un qualcosa che può dis-confermare la regola, metterla in crisi, esattamente come la parola dis-abile disconferma il paradigma “abilista”, che vede in un’idea di normalità ed integrità psico-fisica l’unica condizione per ben vivere e per poter generare qualità di vita e bene comune? Disconfermare la regola per mettere al centro le risorse. Oltre l’abilismo si trovano le abilità, oltre l’eteronormatività si trovano tutte le identità sessuali ed il loro essere possibili generatori di bene e ricchezza condivisa. Tenuto conto che libertà chiama responsabilità: per sé e per gli altri.

In tal modo forse sarà possibile mettere sotto scacco anche il sistema di relazioni traumatiche proprie dell’omo-lesbo-bi-transfobia e del bullismo, in ottica preventiva, ovvero che cerchi di individuare ed eliminare dai contesti le barriere sociali e culturali che rappresentano i pre-supposti dell’omo-lesbo-bi-transfobia, tutti stretti sotto l’ombrello dell’Ordine Unico Naturale. Per questo non è solo questione di educazione al rispetto delle differenze. Il tema delle strategie di contrasto alle discriminazioni e al bullismo non può non riguardare gli aspetti processuali legati al “genere” ed in particolare di come noi tutti/e/* veniamo socializzati alle norme ed ai ruoli di genere.

Come afferma intelligentemente il pedagogista Giuseppe Burgio, il bullismo produce una forma di educazione al genere: educa al sessismo, quindi alla valorizzazione degli squilibri di potere tra i generi (maschile è meglio di femminile) e tra gli orientamenti (etero è meglio di omo). il bullismo è il sintomo di un “fallimento educativo”, indice della nostra incapacità di pensare, progettare e costruire altri “modi” attraverso cui i bambini e gli adolescenti possano confrontarsi tra loro, praticare il conflitto della crescita, affrontare la questione delle differenze e delle somiglianze tra i sessi, i generi e tra le generazioni, gestire l’aggressività, i tempi e le forme del piacere: quello sessuale certamente, ma anche quello legato alle relazioni e al senso di appartenenza.

L’appartenenza

non è lo sforzo di un civile stare insieme

non è il conforto di un normale voler bene

l’appartenenza è avere gli altri dentro di sé.

L’appartenenza

non è un insieme casuale di persone

non è il consenso a un’apparente aggregazione

l’appartenenza è avere gli altri dentro di sé.

(G. Gaber)

Perché chiudo su questa parola? Perché il reciproco senso di appartenenza tra le persone, figlio di una buona educazione, è generativo, genera buone relazioni, infonde speranza e costruisce futuro.

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Il presente articolo è stato scritto a sostegno della riflessione, a seguito di quanto esposto e discusso durante l’evento pubblico su omosessualità e identità di genere a Vallecrosia (Imperia), in data 11 febbraio 2017, cui sono stato invitato a partecipare.

E’ possibile scaricare il volume “Sei sempre tu – Guida informativa per adulti su omosessualità e varianza di genere”, cliccando qui.

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(*) ringrazio per l’autorizzazione concessami alla pubblicazione del testo.

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