Training Autogeno Rilassamento: Caratteristiche e Basi Neurofisiologiche

 

Il Training Autogeno Rilassamento Autodistensivo è una delle tecniche di rilassamento che, al pari della Mindfulness e di altre metodologie rivolte al benessere della persona, sta vivendo negli ultimi anni un nuovo rinascimento. Nata nel 1932 grazie alle ricerche del neurologo e psichiatra Johannes Heinrich Schultz, che intendeva offrire alle persone e alla scienza un modo per conciliare un intervento sia sul corpo che sulla mente, il Training Autogeno gode ormai di una lunga storia. Tantissime persone si sono avvicinate negli anni alla realtà dell’autodistensione psichica e corporea, traendone grande beneficio nella vita di tutti i giorni, in ogni epoca. In questo articolo cercherò di definire e di illustrare le caratteristiche del Training Autogeno in modo semplice e accessibile.

 

Il Training Autogeno è una tecnica di cambiamento, che produce reali modificazioni fisiologiche e psicologiche, un Metodo di autorilassamento basato sulla concentrazione mentale, con il fine di alleviare tensioni corporee e mentali.

 

Come dice il nome stesso, si parla anzitutto di Training, ovvero di “allenamento”. All’interno di un percorso di apprendimento guidato, la persona impara una serie di esercizi, particolarmente studiati e concatenati, allo scopo di portare al realizzarsi di spontanee modificazioni, ad esempio del tono muscolare, della funzionalità vascolare, dell’attività degli organi interni. Tali modificazioni si realizzano, si consolidano e si mantengono in modo valido, preciso e consistente attraverso una pratica costante.

 

Due “miti” sul Training Autogeno Rilassamento

 

Uno dei “miti metropolitani” legati alle tecniche di rilassamento è che queste siano appannaggio solo di alcune “categorie” di persone, anzitutto quelle che non lavorano o che comunque hanno molto tempo libero. Non è vero: il Training Autogeno è praticato dalle persone più disparate, con ottimi risultati. Dall’impiegato al professionista, dall’insegnante al casalingo, dalla sportiva alla musicista e all’attore, il rilassamento è qualcosa di accessibile a tutte le persone.

 

Un secondo “mito” legato a queste tecniche è legato all’idea di dover “stravolgere”, ribaltare le proprie vite per poter praticare il Training o che, comunque, si tratti di una moda passeggera, solo per “salutisti”. Questo è solo uno stereotipo: il Training Autogeno ha attraversato tutte le decadi dagli anni ’30 del XX secolo e non è in alcun modo richiesto o necessario modificare radicalmente le proprie abitudini, schemi o impegni per dare spazio a questo tempo per sé e per il proprio benessere. Tutti e tutte noi, chi più chi meno, viviamo il cambiamento con difficoltà, sebbene ci rendiamo conto che, spesso, siamo affannati, siamo stanche, rincorriamo le faccende quotidiane o sentiamo di non riuscire a “ricaricarci” mai pienamente. Il che, sovente, investe molti aspetti della vita e del nostro equilibrio psicofisico: dalle abitudini alimentari al sonno, per fare giusto due esempi importanti.

 

Autogenerare il proprio benessere

 

Uno degli aspetti più belli e interessanti del Training Autogeno sta proprio nel termine “Autogeno”, ovvero “che si genera da sé”. E’ la persona stessa che, guidata nell’apprendimento del Metodo, può generare da sola il proprio rilassamento psicocorporeo, può richiamare uno stato di calma e di benessere personale. In conseguenza dell’apprendimento di questo nuovo e insolito atteggiamento, si sviluppano spontanee risposte corporee e mentali di senso opposto rispetto a quelle provocate quando ci troviamo in uno stato di tensione, ansia e stress. In qualche modo, si va a “commutare” (ovvero cambiare) atteggiamenti mentali radicati e a usare in modo diverso il pensiero, l’attenzione, la concentrazione, il proprio corpo.

 

Un altro aspetto molto importante del Training Autogeno è l’allenamento al “non fare”. Paradossale per la nostra epoca, in cui ci alleniamo sempre a fare qualcosa. In questo caso, invece, ci si allena all’ascolto, ci si orienta verso la propria interiorità, fatta di sensazioni corporee, di pensieri e immagini.

 

Le basi neurofisiologiche del Training Autogeno

 

L’azione del Training Autogeno Rilassamento Autodistensivo ha nulla a che vedere con la suggestione o l’autosuggestione. La tecnica ha un effetto reale e misurabile, a livello neurovegetativo. Che cosa significa? Le tecniche di rilassamento accreditate e insegnate da Operatori Psicologi formati e specializzati (mi raccomando!) agiscono su una parte del nostro Sistema Nervoso che prende il nome di Sistema Nervoso Autonomo (SNA). Il SNA affianca l’altra parte del Sistema Nervoso Periferico, che si chiama Sistema Nervoso Somatico (SNS). Mentre il Sistema Nervoso Centrale (SNC) è formato dal cervello e dal midollo spinale.

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Il SNA, a sua volta, è distinto in due componenti: il SNA simpatico e il SNA parasimpatico. Il primo è legato a tutte quelle situazioni in cui occorre una risposta di “attivazione” rapida ed energica, nelle condizioni di emergenza e di stress. Un tipica risposta simpatica è la “attacco/fuga”, ovvero ad esempio quando stiamo attraversando la strada e facciamo un repentino balzo indietro per evitare che un’automobile ci investa. Il sistema parasimpatico, invece, funziona nelle condizioni di riposo, di ripresa, tipicamente durante il sonno e durante la digestione e l’attività intestinale. Per cui si capisce come il SNA parasimpatico abbia un ruolo importante nella regolazione della muscolatura liscia (quella degli organi interni), dell’attività cardiaca e dell’attività di secrezione delle ghiandole (ad esempio, le ghiandole surrenali). I due sistemi, quindi, contribuiscono all’omeostasi dell’organismo, ovvero a quella condizione di stabilità interna, che si mantiene il più possibile anche al variare delle condizioni esterne (autoregolazione).

 

Il SNA lavora in stretta relazione con il SNS (muscolatura scheletrica) e con il SNC (cervello e midollo), pertanto risulta chiaro come alterazioni e squilibri nelle attività di un sistema abbiano sempre un effetto anche sugli altri. Quando ci si trova in situazione di stress acuto e/o cronico, i nostri Sistemi Nervosi regolano la produzione di sostanze come Adrenalina e Cortisolo (detto anche “ormone dello stress”), che servono per affrontare un compito momentaneo, un’emergenza, una situazione percepita anche come potenzialmente pericolosa. Sono risposte importanti, a volte essenziali, che si sono sviluppate e mantenute nella linea evolutiva delle specie animali in quella zona più “primitiva” del cervello, definita “rettiliana”. E’ proprio di questi e altri animali, alcuni dei quali rimasti praticamente immutati da milioni di anni (ad esempio il coccodrillo), un tipo di risposta agli stimoli “stressanti” sempre uguale: o si fingono morti (freezing), o attaccano/fuggono. Il loro SNA simpatico lavora moltissimo in questo senso! Solo i mammiferi, tra cui l’essere umano, invece hanno evoluto un altro tipo di risposta, che viene chiamata “ingaggio sociale”, basata sulla relazione e la comunicazione, anzitutto quella non-verbale, corporea. Solo i mammiferi, infatti, hanno evoluto le espressioni facciali, attraverso le quali passano e si comunicano in primis contenuti emotivi. Per cui, a volte “interpretando” bene i segnali, a volte “distorcendoli”, siamo in grado di valutare caratteristiche dell’ambiente, dei contesti, delle persone; se lo percepiamo come un qualcosa che accoglie e dà sicurezza o, se, al contrario, è qualcosa vissuto come potenzialmente minaccioso e fonte di sofferenza.

 

Quindi, perché sarebbe utile e importante imparare a rilassarsi “davvero”? Per riequilibrare il funzionamento del nostro Sistema Nervoso, nelle sue diverse componenti. Perché i sistemi di autoregolazione siano più fluidi e agili, capaci di cambiare rispetto sia alle situazioni, sia ai nostri stati interiori. Per evitare di vivere sempre con la luce rossa accesa, quella degli allarmi, comunque per capire meglio quando occorre che si accendano e quando, invece, è meglio spegnerle e lasciarsi andare alla calma, a un vento di bonaccia e non di tempesta.

 

Per informazioni sui percorsi di apprendimento del Training Autogeno, clicca qui.

 

“Ero abituato a portare il mondo sulle mie spalle, finché i miei muscoli tesi non si sentirono pesanti come macigni. Poi, un giorno il Maestro mi disse: Questo mondo non ha bisogno di essere trasportato, quindi respira e rilassa le tue ossute, piccole spalle.” (Maestro di Qui Gong)

 

 

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